Resident Evil: Afterlife

resident-evil-4Cosa ci si potrebbe aspettare da un film su un videogioco? Un ammazza ammazza senza storia? Un brutto racconto noioso? Un’eroina con il seno triangolare? Una scimmia con tre teste?

Nella maggior parte delle trasposizioni da videogiochi, il risultato non ha mai esaltato nessuno. Certo, alla fine per gli amanti del trash non possiamo dimenticare la filmografia del maestro Uwe Boll, le pionieristiche indecenze come Super Mario Bros o Street Fighter, ma per tutti gli altri, forse, l’unico film piacevole è stato Silent Hill. Nemmeno la fiducia riposta in Doom, Tomb Raider e Max Payne è stata ripagata (e purtroppo nemmeno il biglietto del cinema).In mezzo a tanti bei film il cui dvd farebbe bella figura ovunque come sottobicchiere, si è sempre distinta la saga di Resident Evil.

Il successo stravolgente del videogioco ha evidentemente portato fortuna anche ai film, spostando lo zoccolo duro dei gamer nelle sale cinematografiche.

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Nel 2002, infatti, l’idea di riavvicinare il cinema alle console dopo tanti fallimenti, finì riversa su carta dalla mente di Paul W.S. Anderson, un regista che 8 anni prima aveva creduto in una tale follia distruggendo completamente la (quasi pessima) carriera di un imparruccato Christopher Lambert nella trasposizione di Mortal Kombat.
Nel primo Resident Evil, il regista, tentando una nuova strada, decise di allontanarsi sensibilmente dalla trama del videogioco che, per quanto banale, era comunque coinvolgente, piacevole e ben intricata. Rimase così l’Umbrella corporation, il T-virus e qualche altra piccola citazione. L’ambientazione e i personaggi però erano completamente inediti. Nel seguito, Apocalypse, venne invece deciso di riavvicinarsi al videogioco, ambientando il tutto nella cittadina di Racoon City, aggiungendo personaggi e mostri del videogioco e diventando uno mezzo western moderno, con tanto di sparatorie e effetti speciali in eccesso.
Il successo impose l’uscita di un terzo film, meno spettacolare ma anche meno inutile del secondo, dove vennero introdotti parecchi intrecci alla trama, con l’intento di fare da tramite ad una nuova trilogia: quella che comincia, appunto, con Afterlife.

"Ho un piano per fuggire da questa prigione!"

“Ho un piano per fuggire da questa prigione!”

Il mondo di Afterlife è completamente disastrato e sembra che di umani non resi zombi ne siano rimasti veramente pochi. La protagonista, Alice, interpretata da una spenta Milla Jovovich, dopo aver realizzato di essere stata clonata e riclonata in quanto unica portatrice sana del virus T, vaga in giro per il pianeta con l’unico scopo di distruggere tutti i resti dell’Umbrella corporation, ossia i creatori e diffusori del virus. Convinta di aver distrutto tutto, se ne va in cerca di Arcadia, la terra promessa, dove sembrano esserci parecchi sopravvissuti… ovviamente non troverà nessuno, a parte l’amica Claire Redfield, con cui ripartirà alla volta di Los Angeles in cerca di altri superstiti.

Da qui (siamo a circa mezz’ora di film) la storia smetterà di esistere per basare tutto su effetti speciali, sparatorie al rallentatore e siparietti più patetici che altro. Il finale sarà solo un banale pretesto per giustificare i seguiti.

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Dal punto di vista visivo non c’è niente da dire, tutto è perfetto, ben realizzato e adrenalinico: stiamo insomma parlando di un buon film d’azione. L’atmosfera del film è sempre ben ricreata e, un po’ citando il miglior Romero, ogni film si chiude quasi completamente in una singola ambientazione in cui i protagonisti devono scappare dagli zombi e dai mutanti. Purtroppo da Romero non è stato copiato l’approfondimento dei personaggi, e dall’inizio alla fine sembra veramente di avere a che fare con personaggi da videogioco, stereotipati fino all’osso e con uno spessore “border-width:0px”.

"Cerchi spessore?"

“Cerchi spessore?”

Menzione a parte va fatta per il 3D: il film è girato con la stessa tecnica di Avatar, e quindi nasce per essere visto con gli occhialini: il risultato si vede, anche se durante i combattimenti la tecnica è ostentata all’inverosimile, e il bullet-time di matrixiana memoria non è più efficace come una volta. È comunque un gran piacere per gli occhi, anche solo per l’effetto prodotto dalla pioggia.

Il film fondamentalmente è piacevole e le note negative stanno nell’occhio di chi va al cinema con delle pretese.
Non è di certo un gran film, ma un buon passatempo, sopratutto per gli appassionati.

Guardabile.

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