Mi rifaccio vivo

vlcsnap_2013_09_12_14h03m08s154Che non sia un grande amante del cinema italiano moderno è risaputo. Per quanto ogni tanto escano fuori dal cilindro dei piccoli capolavori – quelle pellicole che ovviamente passano in sordina – quasi sempre rimango impietrito dalla mancanza di originalità nelle trame e da personaggi che, pur cambiando di faccia, ricalcano sempre lo stereotipo di “italiano medio alla riscossa”.

Mi rifaccio vivo non fa eccezione. Nonostante dietro la macchina da presa ci sia un nome illustre, Sergio Rubini, quello che manca è lo spunto di originalità.

Pur parlando di un buon livello di intrattenimento, una narrazione piacevole e qualche scena divertente, non possiamo che storcere il naso nel trovarci davanti ad una storia già vista, raccontata con uno stile già visto, in un’ambientazione già vista. Se da un lato potrebbe non essere un problema la mancanza di idee, dall’altra manca quella polvere di stelle che in passato ha portato altri autori a trasformare una storia banale in poesia.

Gli attori (o meglio i cabarettisti), recitando in maniera enfatica anche quando il contesto richiederebbe un po’ di drammaticità, in parte evitano il cliché italiano della commedia riflessiva, rendendo tutta la pellicola un progetto onesto, senza però riuscire a farla emergere dal mare di film evitabili .

IN UN AGGETTIVO: Perdibile

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