NOSTALGIA LUCAS: Monkey Island 1 e 2

Cari tentacoli assetati, oggi vede la luce una delle idee più difficili, azzardate e coraggiose che abbia mai proposto. Avremmo potuto sconvolgervi con l’immagine di un santo bestemmiatore, avremmo potuto fare un fotomontaggio con il nostro volto sul corpo di Rocco Siffredi e giustificare così la nostra sicurezza nel giudicare le opere, ma non l’abbiamo fatto, e probabilmente non lo faremo, perché da oggi, nessuna operazione potrà risultare più azzardata e difficile della presente.

È con estremo piacere e umiltà che sta per cominciare il primo capitolo dedicato ai nostalgici ricordi legati alle avventure Lucasfilm (o LucasArts, fate voi).

ATTENZIONE: Questa rubrica è una drammatizzazione degli eventi, certi episodi e personaggi potrebbero risultare leggermente diversi dalla realtà. 

Credo proprio che non esista impresa più difficile.

Come fai a recensire i giochi della Lucas? Cioè… dai… è come andare in chiesa a dire: “so già come va a finire, il traditore è Giuda!”. È praticamente impossibile parlare di qualcosa che tutti sanno, o almeno hanno sentito dire. Per farlo servirebbe qualcosa di diverso, qualcosa che pochi hanno provato. Ed è qui che l’operazione diventa nostalgica, poiché parlerò dei giochi tramite le sensazioni con cui li ho giocati, nell’esatto ordine in cui li ho affrontati.

E vi dirò di più, la prima cosa che farò, in questo primo episodio, sarà liquidare velocemente i primi Monkey Island. Voi direte: “per forza, c’è poco da dire, è nel cuore di tutti!”. E invece no, la realtà è che quei giochi, la prima volta, non li ho veramente giocati ma li ho vissuti, perché al tempo avevo sì e no 11 anni, ero un asso a Kick Off, ma avevo poco rispetto per tutto ciò che richiedeva lo sforzo di leggere per più di 10 secondi.

Solo attorno ai 14 anni scoprii che i videogiochi avevano un manuale e che tutto quello che avevo comprato prima era sana pirateria non ancora penalizzata

Al comando del mouse dell’Amiga c’era il collega Drakonio (se stai leggendo sentiti pure molto vecchio!) che, noncurante di cosa potesse interessarmi giocare e sfruttando la mia adolescente voglia di scoprire cose nuove, inserì nel mio Amiga 500 il primo dei quattro dischi con scritto IL SEGRETO DI MONKEY ISLAN 1/4.

Ora, il mio fornitore di videogiochi di fiducia, che tra l’altro aveva il mio stesso cognome, magari non era uno molto attento ai particolari, ma almeno non era di quei rivenditori che per far gli sboroni ti aggiungevano il loro logo e i loro dati nella pagina AmigaDOS del Workbench. Era uno che quando ti vedeva arrivare avvicinava il suo raccoglitore con scritti i giochi disponibili per la copia, senza però rinunciare al tentativo di venderti vecchi floppy invenduti, aggiungendoli sul momento nell’ultimo foglio e fornendoti tanto di assicurazione verbale che quel titolo era appena arrivato.

I tempi delle linguette di protezione rotte per non permettere di riscrivere sullo stesso floppy!

Quel giorno, Il segreto di Monkey Islan sul mio computer non partì. Il primo floppy andò diretto in Guru Meditation. Ma non era un problema, perché il compagno di videogiochi aveva la sua copia appresso e quella pagina che chiedeva di scegliere delle combinazioni di pezzi di faccia come protezione antipirateria mi rimase subito impressa.

Un sistema antipirateria impenetrabile

Il gioco cominciò e Drakonio, che a quei tempi si firmava nei giochi come Ivanhoe, giocava, giocava e giocava, senza mai fermarsi, come se sapesse esattamente cosa andava fatto. Ciò che non immaginavo era che effettivamente lo sapeva già cosa andava fatto, ma vederlo leggere ad alta voce tutti i dialoghi e ridere a certe battute come fosse la prima volta mi trasse in inganno. Probabilmente il suo intento fu proprio quello di lasciarmi esterrefatto dalla sua bravura.

Maledetto! Il giorno in cui l’avrei battuto a Kick Off, però, non sarebbe stato così lontano!

Tornando a Monkey Islan, seguii basito tutto lo sviluppo della storia: Fester che riempiva di botte Guybrush, il vecchio venditore che mi ricordava l’edicolante sotto casa a cui rubavo i Teletutto con Angela Cavagna in copertina, la strada per arrivare dal maestro di spada e le divertenti gare di insulti. In un solo pomeriggio vidi completare tutta la prima parte, senza tentennamenti, senza perdite di tempo, ma godendomi tutta la trama.

Un grosso grazie ad Angela Cavagna per averci regalato uno dei numeri più belli di Teletutto!

Il pomeriggio, purtroppo, se ne sarebbe andato senza farmi capire cosa sarebbe successo, poiché Ivanhoe sapeva come farsi odiare, e si portò via il floppy dove aveva registrato l’ultimo salvataggio. Così provai e riprovai a ripetere le sue gesta, ma immancabilmente rimanevo bloccato nei punti a cui avevo prestato meno attenzione.

Il giorno dopo, e quello dopo ancora lo chiamai a casa (a quei tempi non c’erano cellulari e l’unico modo per comunicare era il telefono fisso che se era cordless eri un gran figo), e dopo 5-10 minuti di conversazione con la madre (giusto per) lo convinsi a tornare e ritornare a casa mia per portare a termine il gioco.

Affezionarsi a Guybrush fu particolarmente facile e quando, qualche anno dopo, lo stesso Ivanhoe si presentò con gli 11 (undici) floppy di Monkey Island 2, il mio interesse verso l’affascinante mondo dei pirati riemerse con prepotenza. Purtroppo 11 (undici) floppy non erano pochi, e il dover cambiarli ogni 2 minuti, costringendoci ad altri 2 minuti di caricamento, apparve da subito intollerabile.

L’appuntamento con La vendetta di Lechuck sarebbe stato rimandato di ancora qualche anno, con l’arrivo del primo 486DX2 66Mhz ed i suoi 80 mega di hard disk: tremilionieccinquecentomilalire tra case, monitor, periferiche necessarie e non necessarie (un plotter…) e tanto software originale, tra cui Monkey Island, Last Crusade e Fate of Atlantis (tutti belli scatolati e pronti per essere affrontati qualche mese dopo).

Esistono altri esseri sulla Terra con un plotter del genere in casa?

Ormai Monkey Island 2 avrebbe dovuto combattere con la grafica di Rebel Assault, con la spettacolarità di Doom e con Sensible World of Soccer, il primo secondo fantastico gioco di calcio in cui potevi anche fare il manager (ben prima che Vialli tentasse di fare l’allenatore giocatore anche nella realtà). La sua fortuna fu che un giorno lo stesso Ivanhoe si propose di mostrarmi come giocarlo, e, aiutandomi sopratutto nei punti più assurdi (tipo scoprire il libro da prendere in libreria) mi fornì la chiave di volta per vedere il finale di questa grande avventura.

L’unico gioco dove in una squadra del campionato locale di San Marino potevo far giocare insieme Ronaldo, Ravanelli e Weah

Grande avventura che in realtà mi sembrò per anni e anni di gran lunga inferiore al primo episodio. Solo rigiocandolo nella versione CD riuscii a riscoprire il fascino del capitolo più pretenzioso, enorme e ben sviluppato della saga. Un gioco da capire, ed io non lo capii. Anzi, fino alla recente ristrutturazione grafica ero convinto che il falegname fosse una donna…

Fortunatamente fui in grado di percepire subito che il secondo capitolo, insieme al primo, si stagliava chilometri e chilometri sopra la mediocrità di molte produzioni. Ben oltre tutta la concorrenza Sierra.

Che poi non ho mai portato a termine alcun gioco della Sierra…. ma questa è un altra storia!

“Eh sì, è stato proprio un bel tuffo nel passato”

Nella prossima puntata: Come resistere al fatto che esistesse un videogioco sul più grande eroe di tutti i tempi? I 3 dischetti di Indiana Jones e l’ultima crociata erano pronti per penetrare il floppy dell’Amiga.

BONUS FIGURA DI MERDA:
Per ben due volte Monkey Island mi fece sembrare un idiota davanti all’insegnante di italiano dell’epoca. La prima volta insistetti che ai Caraibi esistesse un’isola chiamata Melée Island, la seconda che nel Grog ci fosse il grasso per motore e l’acido della batteria.

BONUS RINGRAZIAMENTI:
Un sincero inchino al lavoro che viene portato avanti ogni giorno dalla pagina di Facebook gestita da Luigi Matteo per mantenere sempre alto l’interesse per questa saga. Un ringraziamento anche per avermi lasciato rubare il suo materiale.

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