Cloud Atlas


Con un ritardo degno della mamma dei cretini, è infine giunta nel bel paese l’ultima fatica dei fratelli Wachowski (insieme all’amico Tom Tikwer). Non è dato sapere se l’intenzione era quella di trasmettere un messaggio forte come fecero con Matrix, o di stravolgere il cinema con qualche rivoluzionaria tecnica visiva, fatto sta che l’impegno è visibile, e possiamo finalmente dire che i (ne)fasti di Speed Racer sono finiti!Ma andiamo con ordine. Cloud Atlas è la trasposizione dell’omonimo romanzo e, al contrario di Matrix, qua i diritti sono stati pagati e il creatore del soggetto è stato riconosciuto.

L’idea di fondo in Matrix forse non era originalissima: si trattava fondamentalmente della storia più antica del mondo basata sul “tira fuori l’eletto che c’è in te” e il “combatti il sistema che si nutre della tua anima convincendoti che lo fa per il tuo bene”, ma la messa in scena fu incredibilmente rivoluzionaria, e il messaggio trasparì ancora meglio di quanto fosse sarebbe capitato qualche tempo prima dopo con Il tredicesimo piano. L’arma vincente fu probabilmente l’incontro tra una storia semplice carica di contenuti archetipicamente riconoscibili, e degli effetti speciali a dir poco spettacolari.

“Microcip sottocutagnei!!!111!! SVEGLIAAA!!!”

Anche con Cloud Atlas, nonostante le differenze rispetto al mondo in cui viviamo, rimane quella sensazione di appartenenza alle storie raccontate, che durante la visione porta a non creare aspettative e quindi a non rimanere delusi.

La narrazione frammentaria, che passa continuamente da una storia (e quindi da un’epoca) ad un’altra, dà all’intero film una specie di “sintomo da soap opera”, come se stessimo guardando un telefilm (azzeccato in questo caso il paragone con Lost), con i suoi cliffhanger e la sua varietà di personaggi stereotipati.

Dal 1999 il miglior modo per uscire da Matrix

Ma Cloud Atlas non è solo questo, è anche un film che vuole prendere in giro lo spettatore. Leggendo vari commenti in rete, traspare infatti che molti hanno visto in questa storia un’epopea che parla di reincarnazione, chiudendo così il cerchio della rilettura moderna della Pistis Sophia cominciato con Matrix.

Per quanto anche il sottoscritto apprezzerebbe il poterci trovare del misticismo o delle chiavi di lettura esoteriche, la realtà è che siamo semplicemente davanti ad un’avventura lunga diverse vite, dove non necessariamente esiste un legame tra i personaggi interpretati dagli stessi attori. La continuità c’è ed è palese, ma il film sta molto più con i piedi per terra di quanto non si voglia pensare.

In un’altra incarnazione i Wachowski erano due uomini…

E con i piedi per terra ci stanno tutta la regia e tutti gli attori, regalandoci un piacere per gli occhi anche senza dover cadere nelle classiche americanate o nelle solite recitazioni sopra le righe.

In conclusione, se non si fa l’errore di crearsi delle aspettative sbagliate, il film funziona e merita di essere visto e goduto. Se al contrario vi aspettate Matrix 4 – La reincarnazione, rimarrete parecchio delusi.

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