Harry Potter e i doni della morte: Parte I

Come per ogni fighissimo sito dissacrante che si rispetti, i blockbuster sono materia off limits, roba da giornalisti venduti o da appassionati senza cultura cinematografica. Niente che meriti il nostro rispetto. Ma potevamo, noi di Recensopoli, esimerci dal seguire la saga di Harry Potter per accontentare anche i lettori meno esigenti?

La vostra fortuna è che sia stato proprio il vostro Lancil9 a goderselo al cinema, l’unico che negli anni non è rimasto impassibile al più grande fenomeno mediatico del secolo dopo il Papa che suggerisce alle prostitute di usare il condom (vecchio furbone)!Se non avete visto i film precedenti o letto i rispettivi libri e non siete di quelli che del maiale mangiano solo la coda, fatevi un favore, lasciate perdere I doni della morte. Questo vale anche e sopratutto per l’eminente Dr. B, che voleva vederselo senza averne un’idea.

Harry Potter 7 viene subito dopo il 6 (???), e mai come in questo caso ne è diretto discendente. Se bene o male nei capitoli precedenti il legame sembrava più limitato, qui non è proprio possibile capire cosa sta succedendo senza aver visto il precedente. Il primo capitolo era molto fine a se stesso, incentrato sul mostrarci quanto è bello il mondo del maghetto con le iniziali di una stampante. Il secondo cominciava invece a buttare giù qualche piccolissimo dettaglio ad una trama che episodio dopo episodio sarebbe diventata sempre più complessa, fino all’inaspettato cliffhanger de Il principe mezzosangue.

I soldi arrivano sempre nel momento del bisogno (a loro)!

Se nei primi 6 film i personaggi morti si contavano sulle dita di una mano monca, in quest’ultima (prima) parte le cose sono destinate a cambiare e già nella prima scena alcuni volti noti faranno una brutta fine. Diventa chiaro che il gioco si è fatto duro e non ci sarà da stupirsi se nella seconda parte andremo incontro ad una vera e propria ecatombe (non è spoiler ma solo previsione). Si sa, Daniel Radcliffe è cresciuto, gli son spuntati i peli in faccia ed è diventato piacente, ma non preoccupatevi, ha ancora la stessa faccia da schiaffi di un tempo. La sua parte però la recita bene e l’evoluzione del personaggio nei vari episodi è piuttosto evidente, anche se a livello recitativo dal quarto film in poi non ha mai evidenziato una spiccata sensibilità per l’espressività. Peggio ancora la prova di Rupert Grint: vi sfido a trovare differenze tra le smorfie del primo Harry Potter e quelle dell’ultimo. Un plauso va invece fatto a Emma Watson che oltre a essere diventata… grande, è anche l’unica che è riuscita a far maturare puntata dopo puntata il proprio personaggio, non stonando più accanto ai mostri sacri con cui si è trovata a confrontarsi già da La pietra filosofale.

Eh sì, le è proprio cresciuto il… talento!

Il film non riparte come ci si sarebbe aspettati, ossia con un gran bel funerale, ma con i protagonisti in fuga da Voldemort, deciso più che mai a liberarsi con tutti i mezzi della giovane nemesi. Ciò che trasparirà subito, come d’altronde succede anche nel libro, è il profondo brancolare nel buio dei maghetti, che pur sapendo cosa cercare, non hanno idea di come trovarlo. È grazie a questo espediente che la scrittrice, e quindi gli sceneggiatori, han potuto dedicarsi unicamente all’approfondimento dei personaggi, mostrandoceli deboli, indifesi e senza più una figura autoritaria come Silente a indicargli ogni volta la strada giusta. Da questo punto di vista il lavoro fatto è stato fantastico. Difficile rimanerne delusi.

Ecco, non posso fare un complimento che si monta la testa!

I complimenti ovviamente andrebbero rigirati tutti alla scrittrice che è riuscita a dimostrare di aver avuto le idee chiare sin dal primo libro (facciamo il secondo, via), imponendo ad ogni piccola questione aperta 10 anni prima di avere un significato. Tecnicamente non c’è niente da dire, tutto molto pulito e ben realizzato, insistendo sempre su atmosfere fantasy e lontane dalla realtà.

Eccellente e degna di nota la parte in cui viene raccontata la storia dei doni della morte. Avendo a disposizione ben due film da 2 ore e mezzo l’una, il regista si è potuto permettere di non tagliare praticamente niente, accontentando così anche i fan più accaniti.

Insomma, andatevelo a vedere di corsa e godetevelo fino in fondo, anche se poi dovrete aspettare 8 mesi per  conoscerne l’epilogo.

BONUS OMOFOBIA EDITION:
Da alcune interviste è emerso che la Rowling mentre scriveva di Silente se l’immaginava gay. Ora, io non so che tipo di perversioni abbiano in Inghilterra, ma un vecchiaccio con la barba che si fa inchiappettare non mi sembra la migliore figura da avere in mente mentre si descrive un personaggio saggio e carismatico.

Ricordiamo che mentre tutti fanno outing, Renato Zero ha detto che preferisce le donne!

 

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