Il quarto tipo


La fine del mondo si sta avvicinando, e noi vogliamo farci trovare preparati vagliando tutte le possibili fini che ci aspettano. Potremmo parlare di Maya, di terremoti, di meteoriti, di Berlusconi… e invece no! Parliamo allora del tanto atteso arrivo degli alieni, guardando uno di quei film dalla tematica molto scottante: perché Milla Jovovich non riesce mai a essere credibile?Non fraintendiamo, apprezzo molto la famosa asse da stiro ucraina, e finché la metti in mezzo a film come Resident Evil o Il quinto elemento, ci sta, e ci sta pure bene… ma se la vuoi mettere in un film dove servono almeno due espressioni del viso differenti, la questione si fa molto più complicata.

Bisogna ammettere che Il quarto tipo non ha grosse ambizioni: quello che vuole è semplicemente spaventare, affrontando l’inflazionato tema dei rapimenti alieni, e sfruttando il sempre più intollerabile stratagemma del mockumentary, ossia fare un finto documentario con la pretesa di dare più credibilità alla storia.

Metà finto e metà recitato

La domanda che nasce spontanea è: perché non usare documenti veri, visto che di gente che racconta di essere stata rapita e che viene analizzata sotto ipnosi ce n’è a sufficienza per giustificare una bibliografia di tutto rispetto?

Ad ogni modo ci prova, e la nostra Milla, nella parte della dottoressa Tyler, ci racconta, tramite l’ipnosi dei suoi pazienti, la situazione grave di una piccola cittadina dell’Alaska. Il tema, senz’altro molto interessante, finisce per concentrare tutta l’azione sulle reazioni della polizia, ovviamente avversa anche alla sola idea di credere alla possibilità di rapimenti alieni.

Il poliziotto con le prove!

Quello che poteva essere un bel film, magari in grado di sfruttare i resoconti di famosi ufologi o ipnotisti, finisce per essere una porcheria quasi inguardabile, che già nelle prime scene spreca tutti i suoi assi nella manica, ossia gli urlettini spaventosi e spaventati della bella Jovovich.

Se confrontato all’italianissimo 6 giorni sulla Terra, ne esce malamente sconfitto.

Perdibile!

 

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