Splice

splice11Con un nome del genere, Vincenzo Natali non poteva far altro che regalarci un’altro presente. E lo fa con il suo stile: fastidioso, disturbante e in bilico tra la presa in giro e la serietà. D’altronde cosa ci si può aspettare dal regista di The Cube?

Questo personaggio ha provato più volte ad entrare nella psicologia dello spettatore per maciullarne l’organizzazione (un po’ come fa Christopher Nolan), riuscendoci bene con il cubo, benino con Cypher ma sempre meno con gli altri lavori. Col tempo si è un po’ imborghesito, ma questo non gli ha impedito di continuare una carriera di tutto rispetto di cui questo Splice sarà un buon passaggio.In effetti siamo davanti ad un film il equilibrio tra la salvezza e la repentina caduta in un terribile baratro, ma questa situazione diventa un punto a favore, perché da un lato accontenta i critici di sta minchia e dall’altro gli spettatori in cerca di rilassante trash.

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Sì, perché la trama di questo film non sfigurerebbe in una di quelle produzioni fantascientifiche degli anni 50, dove la tecnologia veniva usata per scopi bellici o comunque anti-etici. È proprio l’etica la chiave del film che dalla prima scena ci mostrerà due scienziati intenti a studiare una proteina in grado di curare tutte le malattie. Per sintetizzare la sostanza, il nostro Adrien Brody e Sarah Polley, portano alla luce due creature nate dalla combinazione di elementi genetici delle più disperate specie, in modo da prendere il meglio da ognuna di loro.

Ovviamente, i nostri due scienziati, nonostante gli espressi divieti dei loro datori di lavoro, decidono di infilare in quella macedonia genetica anche un po’ di DNA umano, dando vita a Dren, un Frankenstein di varie specie venuto particolarmente bene e sexy.

Il vero trash, o diciamo la svolta, arriva quando i due protagonisti cominciano a vivere questo mostro in modi differenti, cercando in entrambi i casi di trovare in lei qualcosa che nella loro vita mancava, quindi una figlia per la donna e una compagna sottomessa per Brody. A chiudere il triangolo è indispensabile evidenziare che i due scienziati sono una coppia, inizialmente geniale e innamorata, che finisce per diventare mentalmente malata e tutt’altro che unita.

L’epilogo poi avrà un sapore tutto speciale, e pur non essendo la parte migliore del film, raggiunge il suo apice di assurdità in maniera delicata, aggiungendo piccole quantità di follia in maniera indolore.

Ovviamente non è un film per tutti, e come ci fa notare Davide Alberani di Cinemelma, in america ha fatto storcere il naso ai più. Ma si sa che oltreoceano di cinema non capiscono un bel niente!

Un buon ritorno alla fantascienza anni ’50!

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