[RETROGAME] I videogiochi perfetti a Natale

Avete fatto l’albero? Il presepe? Avete preparato la playlist con tutte le più famose canzoni di natale da far girare a ruota? State usando l’iPad per simulare il caminetto sempre acceso?

Bene. Ora dovete solo fare scorta di latte e Ciobar, abbrustolire due castagne, mettervi pigiama e vestaglia addosso e  sfruttare i vostri giorni festivi per recuperare quei vecchi titoli che in estate… non sono la stessa cosa!

Sicuramente l’elenco che segue, diviso per generi, è fortemente influenzato dalla mia esperienza videoludica, tant’è che si tratta di giochi che ho personalmente giocato quand’ero giovine. In generale sono tutti titoli che si addicono al periodo natalizio perché, ognuno a modo suo, raccontano una storia e ci portano in un mondo fantasioso e magico, proprio come richiesto dallo spirito del Natale.

RPG: Baldur’s Gate II: Shadows of Amn

I giochi di ruolo sono forse i più appropriati per il periodo natalizio, sia perché richiedono parecchie ore libere (con il freddo e con la neve non vorrete mica starvene in giro tutto il giorno?), sia perché l’immedesimazione con le gesta dei nostri eroi è quasi totale e possiamo lasciarci andare in un mondo diverso dal quotidiano.

Baldur’s Gate 2 è a mio avviso il RE del genere: più completo rispetto al primo capitolo, e meno complesso e cerebrale rispetto all’altrettanto notevole Planescape: Torment.

Pur facendo da seguito alle vicende del primo capitolo, il gioco gode comunque di vita propria, e ci catapulta senza troppi interrogativi nell’avventura del nostro protagonista, alle prese con qualcuno che vuole il suo sangue “divino”.

Il mondo di gioco è vasto e le quest secondarie tantissime, ma è quasi impossibile annoiarsi, anche perché è stata introdotta, rispetto al primo capitolo, una linearità sufficiente a non perdere mai di vista il proprio obiettivo. L’epopea raccontata ci porterà a scoprire intrighi politici di grandi città, inganni e violenze del sottosuolo e, come se non bastasse, ci farà fare un saltino anche all’inferno, per riscaldarci un po’ dal freddo inverno.

Per i consolari posso suggerire il primo Dragon Age, un altro ottimo RPG, in cui le atmosfere e i validi personaggi la fanno da padrona.

Avventura grafica: Grim Fandango

Sai che fantasia nello scegliere un gioco Lucas… già, ma Grim Fandango è qualcosa di più di una classica avventura a dialoghi e enigmi: è una vera e propria esperienza.

In breve, nei panni di Manny Calavera, uno “smistatore” di anime bloccato in una sorta di limbo, ci troveremo coinvolti in una serie di intrighi mafiosi raccontati in pieno stile noir. I 30 anni di “non vita” che vivremo con Manny saranno pieni di avvenimenti che ci porteranno alla ricerca della redenzione, per poter infine meritarci l’ambito biglietto per il treno numero 9.

Si tratta della più grande ed epica storia mai raccontata da un videogioco. In questo lungo viaggio tutto torna, niente è lasciato al caso o incompleto. Ogni personaggio rappresenta un archetipo preciso, ognuno ha una sua missione evidente, l’aldilà è “vivo” e ha molto da dirci anche sull’aldiquà.

Per saperne di più, vi invito ad approfondire la mia esperienza con questo gioco.

Bonus: suggerisco la lettura del romanzo amatoriale scritto da Charles Frederick e tradotto in italiano da Blackmonkey di miworld.eu, merita veramente.

Per chi conosce già il gioco, in alternativa vi dirotto sulla seconda stagione di Sam & Max della Telltale, in cui avrete a che fare da subito con Babbo Natale.

Strategia: Syndicate

Pensare che questo gioco è uscito la prima volta su Amiga nel 1993, fa capire quanto in quel periodo di sperimentazione siano state cementificate le basi del videogioco moderno. Syndicate è infatti il gioco che ha dato il via agli strategici action isometrici in tempo reale, in seguito celebrati e resi popolari grazie a titoli come Commandos, Desperados e Robin Hood. Lo scopo di questi giochi è risolvere delle missioni a singola ambientazione, cercando di non farsi sopraffare dai nemici.

In Syndicate ci ritroviamo in un futuro distopico in pieno stile cyberpunk (più Ghost in the Shell che Blade Runner), con l’obiettivo di distruggere la concorrenza delle corporazioni che comandano il paese. Dopo aver selezionato il nostro gruppo di soldati, umani o cyborg in base a quanti impianti decidiamo di installargli, li manderemo a uccidere bersagli precisi, per diventare infine i soli detentori del potere nel paese.

Se da un lato l’intelligenza artificiale degli avversari si limita ad attaccarci a vista, dall’altro non si può dire che sia facile risolvere le missioni più avanzate senza una valida strategia e un gruppo con gli attributi. Proprio per questo è possibile potenziare il proprio team sia con impianti bionici che con armi di diversa potenza e gittata, aggiungendo buon materiale ad un gioco che da qualsiasi punto di vista lo si guardi funziona a dovere.

Gestionale: Theme Hospital

In tanti hanno provato a ricostruire la magia di questo titolo, ma ancora nessuno sembra esserci riuscito.

Di gestionali ce ne sono tantissimi, molti dei quali puntano unicamente alla simulazione totale della realtà, ma c’è stato un periodo in cui Bullfrog cercava ancora di far divertire e strappare una risata ai giocatori, e Theme Hospital è il picco più alto raggiunto nella ricerca di questo obiettivo.

Certo, Theme Park è altrettanto divertente, ma forse manca proprio la magia, quella sensazione che meglio di così non si può fare.

Lo scopo del gioco è far prosperare un ospedale, partendo dalla costruzione delle singole sale, degli ambulatori, ecc. In base alle proprie risorse economiche le riempiremo di accessori per la ricerca e per la diagnosi e cura dei pazienti, ma senza rinunciare al benessere del personale lavorativo.

Una volta aperte le porte dell’edificio dovremo fare attenzione a mantenere l’ospedale all’avanguardia, ma mantenendo sempre un occhio vigile sulla reputazione e sul conto in banca.

Il tocco in più arriva dall’estrema simpatia che permea tutto il gioco: le bizzarre malattie dei pazienti, la grafica puccettosa e le musiche/suoni sono in grado di strappare ogni volta un ghigno compiaciuto sul nostro volto, anche dopo ore di gioco.

Il livello di difficoltà è inoltre ben bilanciato. Arrivare alla fine non sarà così facile come i primi livelli lasceranno pensare.

Titolo bonus: Ween: The Prophecy

Quando in casa entrò il mio primo PC (486 DX2 66 MHz), compresa nei 3 milioni di lire spesi mi ritrovai anche una copia di questa avventura a enigmi ante litteram (essendo del 1992), arrivata prima del più blasonato Myst, ma con una storia altrettanto carica di fascino e con un background che meriterebbe approfondimenti.

Trattasi infatti di un’avventura in prima persona a fondali fissi, dove il nostro scopo è quello di affrontare tutti gli stereotipi del fantasy classico, quindi, con ordine: ascoltare il nonno che ci parla di una profezia, risolvere tre prove, raccogliere oggetti magici e usarli per contrastare i piani del terribile mago Kraal che vuole soggiogare tutto il mondo. Nel nostro viaggio non mancheranno folletti, animali parlanti e tante altre perle che sembrano uscite direttamente da La storia infinita.

Il gameplay è molto essenziale, si limita al raccogliere oggetti, spesso tramite pixel hunting (una parte di gioco prevede di raccogliere tre granelli di sabbia…) e all’utilizzarli tra loro o con l’ambiente, risolvendo raramente qualche enigma e facendo così avanzare la storia.

A livello tecnico è sicuramente invecchiato molto male, ma se vi lasciate prendere dalla storia, potreste apprezzarlo come feci io in un lontano Natale degli anni ’90.

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