6 giorni sulla Terra


In un periodo di risveglio di coscienze, giusto perché la fine del mondo è vicina, è senz’altro appropriato andare alla scoperta di se stessi… ma riscoprirsi possessori di un’anima è il primo passo verso la ricerca della verità… alla ricerca di altre forme di vita. Che sia possibile che un film italiano riesca nel difficile intento di offrire qualcosa di diverso dalle solite “scurregge mentali”?Il progetto del film 6 giorni sulla Terra nasce sulla base degli studi degli esperti ufologi italiani, in particolare sui libri di Corrado Malanga, il famoso professore dell’università di Pisa. Nei suoi trattati si parla di rapimenti alieni, studiando i racconti dei così detti addotti (i rapiti) tramite la tecnica dell‘ipnosi regressiva.

Se tutto ciò può sembrare pura fantascienza, è importante guardare la cosa dall’altro lato dello specchio, e rendersi conto che la fantascienza si ispira spesso proprio a questi studi e a queste esperienze.

Non manca il cameo di Malanga (e di altri nomi famosi tra gli  esperti di ufologia)

In parole povere, la questione è questa: gli alieni non possiedono l’anima (quella parte multidimensionale di noi che potrebbe permettergli di vivere in eterno), e durante i famigerati rapimenti fanno di tutto per estrarla dal nostro corpo. Fino ad oggi hanno sempre fallito. L’anima sembra essere fatta per stare unicamente all’interno del nostro guscio fisico.

Indubbiamente la filmografia sugli addotti e su queste storie è pressoché infinita, ma è curioso vedere come anche l’Italia voglia metterci del proprio. Ultimamente era già capitato con il buon fumetto The Secret (recuperabile per iPhone e iPad), ma con questa pellicola il regista cerca di darci qualcosa in più di un semplice film.

Non manca il contatto con la religione

La scelta della storia, dei personaggi, delle ambientazioni e probabilmente anche dello stile registico, dei giochi di luce e infine dei dialoghi, richiama molto fedelmente i vari video del professor Malanga facilmente reperibili sul sul tubo, diventando una sorta di “copia di mille riassunti” per arrivare più facilmente al pubblico.

Tuttavia la strada intrapresa, apprezzabile per chi è interessato al fenomeno, diventa fantascienza di bassa lega, specie se si fa il confronto con i colossi americani. Gli effetti speciali da primo anno di corso universitario di 3D Studio Max non sono per niente efficaci e la regia, per quanto originale e piacevole, potrebbe lasciare insoddisfatti i palati abituati solo ai grassi saturi americani, che inevitabilmente finirebbero per confondere lo stile europeo con l’amatorialità.

“Le do un 18, può fare di meglio!”

In realtà 6 giorni sulla Terra scorre bene, affascina, intriga e si impegna ad essere il più verosimile possibile, facendoci dimenticare per un attimo il motivo per cui odiamo tanto la cinematografia italiana moderna.

Senz’altro il film è studiato esclusivamente per interessati di fantascienza focalizzata sugli alieni, ma non è da escludere che possa avvicinare a questa cultura anche lo spettatore medio.

Non mi stupirei se un giorno diventasse un piccolo cult.

 

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