Habemus Papam

“Che dite la scrivo ‘sta recensione? Ma faccio più successo se la scrivo e non la pubblicizzo, sperando magari nel passaparola di qualche comunista in girotondo che passa le serate a criticare il signor B. (da non confondere con l’eminente Dr. B), o se la pubblicizzo, spacciandola per il video segreto di Beppe Grillo che fa sesso con Ruby Rubacuori ad Arcore?

Ma ci devo mettere le foto? No, se devo mettere le foto non la faccio…

Va bene, la faccio.”Habemus Papam è tra noi. L’attesissimo nuovo lavoro di Nanni Moretti si è fatto aspettare parecchi anni, ma alla fine si è mostrato e, tanto per cambiare, parteciperà a Cannes.

L’ultima volta abbiam lasciato Moretti nella parte di uno pseudo Berlusconi, nell’intento di criticarlo con ironia, senza però dimenticarsi di infilare un messaggio polemico e riflessivo. Dopo 5 anni la situazione del paese è solo peggiorata e la sua voglia di combattere contro il sistema sembra essere completamente svanita.

Si è arreso?

La sua ultima opera infatti non ha più nulla di politico e, pur mantenendo lo stile maturo degli anni 90/2000, torna ai fasti di Bianca e di La messa è finita, dove l’intento del regista era quello di raccontare una storia fatta di sentimenti e di persone ordinariamente disadattate nel loro essere esageratamente benpensanti.

Chiariamo subito, Habemus Papam non è un film leggero, ma senza ombra di dubbio è un bel film, carico di ottimi momenti di cinema e, sopratutto, ben fornito di “morettismi”. Tutte le volte che il nostro attore preferito aprirà bocca, infatti, riuscirà a strapparci qualche risata, spaccando completamente lo schermo con il suo continuo mantenersi sopra le righe, distogliendo l’attenzione dal vero protagonista della storia: il Papa.

Un Papa migliore!

Il motore pulsante del film è il conclave del dopo Giovanni Paolo II, in cui il Cardinale Melville viene eletto sommo pontefice. La scelta apparirà alquanto destabilizzante per il servo di Dio, che dedicherà diversi giorni, prima di mostrarsi al pubblico, alla ricerca di sé stesso, della vita che avrebbe abbandonato, del contatto con le persone di tutti i giorni e di quel Dio di cui non riesce a sentirsi rappresentante all’altezza del compito.

Innegabilmente i momenti migliori e più apprezzabili saranno quelli con Moretti, psicanalista ateo pronto a sconvolgere le vite di tutti i bizzarri cardinali del conclave. Tuttavia il vero messaggio che traspare senza problemi è l’importanza di un ruolo così elevato, di quanto possa cambiare la vita una carica che dall’esterno appare onorevole e ambita.

Altro apprezzatissimo punto a favore della pellicola è la presenza di personaggi storici dei film di Moretti ma anche del cinema italiano demenziale degli anni 80.

“Ma lei ha firmato Gatto”

Insomma l’ennesimo ottimo lavoro del regista trentino, ancora una volta in grado di far divertire e riflettere su argomenti complessi come nessun’altro al mondo riesce a fare. Il cinema italiano vive.

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