Harry Potter e i doni della morte: Parte II

Care amanti del cinema equosolidale, che 10,50 euro per un film in treddì sono una giusta spesa per mantenere in vita le povere multinazionali che offrono lavoro a migliaia, ma che dico migliaia, centinaia di persone che altrimenti non arriverebbero mai a comprarsi la villa a Miami, è solo per voi, e per tutti gli altri, che oggi vi parlerò del secondosettimo capitolo (seguito del secondoprimo) della saga più amata da grandi e piccini! Preparate la scopa volante, ci sono diverse ragnatele sospese da togliere!Il cinema negli ultimi 10 anni, forse colpevole Il signore degli anelli o le innumerevoli produzioni televisive ad episodi di altissima qualità, ha ritrovato un interesse perduto nel dividere una sola storia in più pellicole, talvolta con eccessiva necessità di una continuità.

Questo ha portato il pubblico a ritrovarsi davanti a prodotti incompleti, sopratutto nell’ambito fantasy, dove saghe come quelle di Stardust, La bussola d’oro o Eragon sono rimaste brutalmente mutilate, quasi decapitate, giustificando la propria esistenza solo come trailer per la lettura del libro da cui derivano.

Serve un bel naso per fiutare un successo commerciale

Per Harry Potter non è stato così. Il famoso maghetto è nato è cresciuto con l’idea di non fermarsi a inchiostro e fantasia: sapeva da subito che avrebbe avuto un seguito importante in tanti altri media. Questo, fortunatamente, ha portato ogni tomo ad avere una storia propria, autoconclusiva nel breve termine, ma parte di un disegno più grande indubbiamente già esistente prima ancora dell’uscita del primo capitolo.

Se c’è un complimento da fare a questa saga è proprio per la coerenza, per la palpabile compattezza della storyline che non lascia nulla al caso. Ma è solo con le ultime tre pellicole che tutto prende un senso. Tutti i tasselli si posizionano nel posto giusto fino al grandioso finale che, per una volta, lascia quel senso di compiuto, di esaurito e finito, senza cliffhanger, senza aprire nuove porte per una nuova epopea.

Evitiamo di banalizzare dicendo che Piton somiglia a Renato Zero

Harry Potter ha fatto il suo corso. Forse il suo mondo continuerà a vivere, ma Harry ha fatto il suo corso, e difficilmente potrà accadare qualcosa di altrettanto grande e importante.

Raccontare la storia di questo ultimo capitolo non ha molto senso, si sappia però che, qui più che mai, non avere visto i film precedenti ne rende assolutamente insensata la visione. I richiami sono tantissimi e nemmeno in un caso i protagonisti cercano di ricordarci a cosa si stiano riferendo. Se non siete apassionati probabilmente troverete anche diversi momenti di sgomento nel sentir fare nomi o parlare di questioni accennate nei precedenti capitoli.

Un film che sa creare interesse

Nonostante tutto però il film riesce a tenere incollati fino alla fine, inducendoci a sperare che possa non finire mai, che non debba mai arrivare il momento in cui lasciare Hogwart e abbandonare quei protagonisti con cui ci siamo tanto immedesimati. Sensazioni del genere molto raramente vengono trasmette da un film.

Tecnicamente non c’è niente da dire, il lavoro svolto è perfetto, come sono perfette le interpretazioni dei personaggi, che film dopo film lasciano trasparire la propria evoluzione.

Ancora una volta il treddì rimane una tecnologia marginale e superflua, uno spreco di soldi assolutamente evitabile, sopratutto se il cinematografo fornisce banali lenti Dolby, utili solo a rendere invisibili le scene più scure.

“Evviva le saghe!”

In conclusione, come ogni buona saga, l’epilogo non poteva che portare ad un intenso piacere, ad un’esplosione di emozioni, e come ogni buona saga, anche quella di Harry Potter ci lascia quel senso di soddisfazione, di emozione autoconclusiva e completa.

Una gran saga!

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