Back to the Future: The Game – Episodio 1 “It’s About Time”

Anche nelle festività natalizie ci troviamo qua a scrivere le nostre intollerabili riflessioni sul mondo non reale. In particolare è già tempo di recensire il gioco di Ritorno al futuro, anche se le prime impressioni già postate richiedono poche rettifiche.

Ringraziamo pure il mite Lancil9 (mi son ridotto a parlare di me in terza persona) per aver scritto un post il giorno di Natale!It’s About Time è il primo capitolo di questa nuova entusiasmante saga prodotta da Telltale, per intenderci quelli di Tales of Monkey Island e Sam & Max, la prima vera casa che ha fatto dei prodotti a episodi un vero e proprio marchio di fabbrica (alla faccia di chi sta ancora aspettando l’episodio 3 di Half Life).

Come nelle precedenti produzioni, ci troviamo davanti ad un’avventura tecnicamente a metà strada tra il GrimE engine, dove si comanda il nostro personaggio con la tastiera, e il più classico sistema di puntamento e selezione con mouse dei punta e clicca. Il risultato è un motore intuitivo ed efficace, che, pur soffrendo di qualche imprecisione, si è dimostrato il miglior metodo per rendere multipiattaforma quel tipo di giochi solitamente improponibili ai possessori di console.

Anche esteticamente lo stile Telltale è stato mantenuto, offrendoci un piacevolissimo cartoon CGI, accontentando così un po’ tutti. Come fosse un vero e proprio cartone animato, oltre metà del tempo di gioco la passeremo a seguire gli splendidi filmati di intermezzo o ascoltando i sempre piacevoli e mai banali dialoghi, da cui coglieremo qualche buona informazione per evitare rallentamenti nello svolgimento dell’avventura.

Per lo stesso motivo, però, il gioco si rivelerà decisamente facile da terminare, e le pochissime location che vedremo, proprio come succede in tutti gli altri giochi Telltale, non ci faranno pesare più di tanto il forzare la soluzione provando tutto con tutto.

Passato, presente e futuro ti faranno visita in questa serie

Il vero punto di forza di questo gioco è però la trama. Considerando che il gioco si può completare tranquillamente in 3 ore, almeno una sarà di solo ascolto per scoprire gli sviluppi di una storia che non sfigurerebbe assolutamente come copione di un quarto film.

Il gioco comincia con una strana riproposizione dell’incontro di Marty con la macchina del tempo (la famosa scena del primo film), per poi ritrovarsi un anno dopo gli avvenimenti della terza pellicola, quando ormai Doc sembra essersene andato per sempre. Per un curioso paradosso (che viene spiegato, anche se con poche parole), la DeLorean riapparirà e permetterà a Marty di andare a salvare Doc, in pericolo di vita nei lontani anni ’30. Come prevedibile il tutto sarà ambientato nella Hill Valley dell’epoca, in cui incontreremo gli antenati dei protagonisti e un giovanissimo Emmett Lathrop Brown (lo sapevate che il nome al contrario, in inglese, suona “portal time”?).

Leviamoci tanto di cappello

Il fascino della serie rimane così inopinabile, e difficilmente ci si stancherà di quest’avventura, ma se proprio vogliamo lamentarci di qualcosa, c’è da dire che la seconda parte del gioco diventa un pochino più noiosa, cadendo nei più banali cliché delle avventure grafiche, ossia il dover ripetere più volte le stesse azioni, con relativo sgomento nel ricominciare da capo tutto al più piccolo errore o ritardo.

Evitate completamente invece le classiche richieste dei personaggi di fare avanti e indietro in diversi punti per poter proseguire nella storia. Tutte queste piccolezze sembrano volere prendere le distanze dai classici punta e clicca, cercando invece una bilanciata e entusiasmante via di mezzo tra un’avventura classica ed un Heavy Rain.

In conclusione questo primo capitolo non delude i fan, dimostrandosi decisamente pregevole e di ottima fattura, divertente e interessante. Peccato che dovremo aspettare fino a febbraio per vedere cosa succederà dopo il cliffhanger degli ultimi minuti.

Una saga che ha futuro

Purtroppo non è prevista una traduzione, anche se mi aspetto la nascita imminente di un progetto amatoriale, com’è successo per Tales of Monkey Island.

Per il resto, un gioco che non vi deve mancare.

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