RECE VIDEOGIOCHI: The Dark Eye: Chains of Satinav


Se c’è qualcosa di imprescindibile in un film, in un libro o in gioco basato unicamente sulla trama, è un pessimo finale.

Se si parlasse di uno sparatutto, di un platform o di un picchiaduro, potrei soprassedere alla mancanza di fascino e coerenza della trama. Ma in un’avventura grafica no. Se in un punta e clicca non c’è la trama giusta, il gioco non può che uscirne mutilato.

Come precedentemente scritto, la fertile Daedalic Entertainment già in altri titoli ha dimostrato di avere grossi problemi con i finali, e purtroppo anche questo The Dark Eye non soddisfa.

A questo punto è lecito dedurre che sia una scelta stilistica, un marchio di fabbrica, ma se con A New Beginning mi avevano riconquistato, con questo gioco hanno nuovamente perso il mio interesse verso le loro produzioni (anche se ho i vari Deponia pronti a essere giocati).

Non potendo fare spoiler, mi fermerò al fatto che il finale mi ha incredibilmente deluso, vanificando tutto lo sforzo fatto per arrivarci.

Un gioco dove mandi la tua amata, nuda, in una vasca con uno sconosciuto

Eliminando quegli ultimi 50 secondi, il resto del gioco non aggiunge niente di nuovo rispetto ai due titoli precedentemente recensiti, sia a livello di gameplay che di animazioni.

Il gameplay è come sempre esemplare, con un dosaggio perfetto di difficoltà e gratificazione. Capiterà di rimanere fermi più o meno una o due volte per ogni capitolo, per poi rendersi conto che alla soluzione ci si poteva arrivare anche evitando il classico prova tutto con tutto (piuttosto scoraggiato in questo titolo).

Per quanto riguarda la grafica e le animazioni, l’estetica è sempre quella cartoonesca, forse più fumettosa rispetto a A New Beginning, ma comunque sempre piuttosto gradevole e ben dettagliata. Le animazioni, purtroppo, sono ancora una volta indecenti, rasentando questa volta quasi il fastidioso.

Immagine in movimento

L’ambientazione scelta è quella del gioco di ruolo Uno sguardo nel buio, concorrente tedesco di Dungeons & Dragons. Purtroppo anche in questo caso non possiamo gridare al miracolo. Avendo un background enorme e dall’infinito potenziale, come solo un gioco di ruolo celebre può dare, la sensazione è quella di non aver fatto abbastanza.

La storia è la solita in cui un cattivo vuole dominare il mondo – e ci può stare – ma la percezione che si ha è quella di un mondo povero, sterile. Sembra quasi che sia molto più importante salvare la femmina di turno che salvare il mondo, pur essendo le due cose strettamente collegate.

Il prezzo è in linea con le altre avventure grafiche da edicola: 19,99€

In generale il gioco ha i suoi momenti, ma sicuramente non brilla né per originalità né per fascino. Le aspettative, visto l’universo chiamato in ballo, erano elevate, ma il risultato si è dimostrato poco più che sufficiente. 

Apprezzabile invece un incredibile passo avanti: non sono presenti citazioni a Monkey Island o Indiana Jones (anche se i dialoghi in primo piano con volti senza animazioni richiamano molto i fasti di Guybrush).

 

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